Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

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ABBAZIA DI SAN BENEDETTO
Abbazia di San Benedetto - La cripta (sec. XI)

ABBAZIA DI SAN BENEDETTO

Sul monte Subasio, sullo stesso declivio e allo stesso livello delle Carceri, è l'antica Abbazia di San Benedetto.
Le origini del monastero sono incerte. Ludovico Jacobilli, sull'autorità di altre cronache, la fa risalire ai tempi stessi di San Benedetto da Norcia; ma un'origine tanto lontana è forse infondata, anche se è probabile che non si debba venire molto avanti.
La prima notizia storica riguardante l'Abbazia risale al sec. XI. Il Cenobio fu prima abitato dai Monaci benedettini Cluniacensi, o monaci neri, alle dipendenze della celebre Abbazia di Farfa in Sabina. Nel 1260 passò ai Cisterciensi e nel 1399, il venerando monastero, che per la sua posizione montana ai confini del Comune era diventato come una fortezza, fu distrutto per ordine del Gonfaloniere di Assisi Broglia di Trino, per essere divenuto rifugio dei fautori di Coccolino Michelotti espulso dalla città. La demolizione si estese parzialmente anche alla chiesa; scomparve il bel campanile che si vede riprodotto da Giotto nella chiesa Superiore di Assisi (secondo quadro delle storie di S. Francesco), e per l'abbandono dei monaci e il conseguente passaggio della proprietà a diversi padroni, l'insigne monumento continuò ad essere sempre più investito da una deplorevole rovina.
Un grande restauro fu compiuto nel 1611 ad opera dei Canonici Regolari detti "monaci Azzurrini", a cui era stata affidata l'Abbazia. Un altro restauro fu eseguito nel 1909 relativamente al presbiterio. Ma se il primo non ebbe risultati duraturi per l'estinzione di quei Canonici avvenuta a poca distanza (1654), il secondo servì a deturpare la veneranda bellezza del monastero. Nel 1945 iniziò un nuovo periodo. I ruderi, già dichiarati monumento nazionale, passarono in proprietà dei Benedettini di San Pietro, grazie al cui interessamento venne restituito, a quanto restava, la doverosa dignità.
Al presente si possono vedere: gran parte delle mura perimetrali della chiesa abbaziale, di evidente stile romanico, ma assai semplice ed austero; l'antica foresteria, addossata alla chiesa dal lato a valle; l'antico presbiterio, sopraelevato al piano della navata, dalle linee agili e snelle, e che costituisce l'attuale chiesina, completamente restaurata; la sottostante mirabile cripta. E' questa una costruzione schiettamente romanica a pianta cruciforme, a volta sorretta da otto colonne monolitiche, di cui quattro dividono in mezzo il braccio trasversale della croce, due al tronco inferiore e due ai limiti del superiore, che costituisce l'abside. Le colonne sono sormontate da eleganti capitelli corinzi, l'uno diverso dall'altro. Su di un gradino che si allunga per tutta la navata, è l'altare a cippo quadrato, di cui la mensa è recente. Il vano prende luce da tre piccole feritoie che si aprono nell'abside ed altre due, più grandi, ai lati del medesimo. Unico ornamento residuo è una pietra tombale portante incisa la figura di un abate mitrato, con pastorale. A sinistra, un vecchio cippo testimonia la presenza di un altro altare. Presso l'ingresso, a sinistra, la parte inferiore della parete è costituita dalla viva roccia. Tutt'intorno si estendono le vaste rovine del monastero.
Tra i corridoi a volta di pietra e diversi vani, nell'ultima linea del fabbricato che guarda a valle e ad un piano un poco al disotto del restante edificio, è un'altra piccola cripta di singolare struttura (detta "cripta triastila). E' un ambiente quadrato, caratterizzato da un'abside semicircolare, nel cui mezzo si apre l'ingresso attuale, costruito interamente con piccoli filari di pietra bianca del Subasio, non squadrati. La volta si presenta alleggerita da vele di dimensioni diverse, e imperfettamente costruita anch'essa con piccoli rettangoli di pietra, ed è sorretta da tre colonne monolitiche disposte a triangolo. Il pavimento, in gran parte conservato, è a spina di piccolissimi mattoni rosso oscuro. Residui di lastre perimetrali disposte a rettangolo in mezzo alle due colonne che formano la base dell'enigmatico triangolo, fanno supporre che qui sorgesse l'altare, probabilmente, date le sue ampie proporzioni, contenente un sarcofago. In fondo alla parete, due porte che si aprono ai lati mostrando i resti della scala. L'insieme di questo strano edificio fa ritenere che esso sia notevolmente anteriore alla costruzione romanica del Monastero. Molti fanno risalire l'edificio al VII-VIII secolo. Gli elementi che vi si trovano portano a concludere che l'edificio sia una cappella cristiana ricavata dalla trasformazione di un preesistente tempio pagano.
All'Abbazia di san Benedetto, San Francesco giunse per impetrare dall'abate la più piccola chiesa che il monastero possedesse: Santa Maria della Porziuncola. L'abate, col consenso dei monaci, gliela offrì generosamente; ma San Francesco protestò che l'avrebbe tenuta in affitto, impegnandosi a corrispondere il canone annuo, con un cestello di pesci (lasche) pescate nel fiume Tescio. L'abate volle contraccambiare, offrendo l'olio per la lampada della cappella.
Lo "scambio dei doni" è continuato fino ad oggi, pur con alcuni intervalli. Ora viene corrisposto dai frati Minori della Porziuncola ai monaci benedettini del monastero di San Pietro d'Assisi, continuatori dei monaci del Subasio.


Rapporti tra San Francesco d'Assisi e l'Abbazia di San Benedetto del Subasio

-Francesco chiede ai benedettini del Subasio l'uso della cappellina della Porziuncola: I Cel., nn. 42, 44; II Cel., n. 18; Leg. maior, cap. IV, nn. 3, 5; Leggenda dei tre compagni, n. 56; Leggenda perugina, n. 8; Specchio di perfezione, n. 55.

 

di Paolo Rossi
paolorossi62@libero.it



 
 



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